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Le Corti di Garlate

Curt del Còm

Tratto da: "Garlate, conoscere e inventare insieme un paese" di P. De Gradi.

Subito oltre il cancello, sulla sinistra in alto, vediamo incisa sulla pietra la data del 1559. Si tratta senz’altro della rifusione di precedenti fabbricati, in quanto il complesso di edifici fa parte del nucleo più antico del paese, che stava a monte della Strada Regia.

Il nome della Corte, detta anche "Curt del Còm in Sòmm", deriva probabilmente dal luogo di origine delle famiglie che qui vi abitavano; qui c’erano "chi del Còm", appunto, e "chi de Crüstu".

La corte, oggi alquanto "modernizzata", era molto probabilmente collegata con l’adiacente "Curt del Vignascia", come si nota dai muri e dalla pavimentazione della stessa corte. Nelle corti, quasi tutte abitate un tempo da contadini, sotto i portici c’erano "carètt e  caretétt, gèrli, gabi, cavagn, scighèzz, ranzén, la vanga, baston in di canton"…

I portici ospitavano via via i prodotti della terra: le pannocchie di granoturco appese a mazzi, il frumento che veniva battuto con verga sull’aia improvvisata, verdure e frutta in attesa di essere smistate. Nelle stanze in alto (cameron e camerén), si conservavano l’uva da mangiare a Natale, mele, pere, caki; le patate si conservavano in cantina al buio, perché non diventassero verde-malsano.

E quando meno ce lo si aspettava…, le mucche sciolte dalle catene, invadevano a grandi salti la corte, provocando un fuggi fuggi generale: era l’ora della loro libertà.