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Le Corti di Garlate

Curt de la Maria in Funt

Tratto da: "Garlate, conoscere e inventare insieme un paese" di P. De Gradi.

Il complesso di queste abitazioni è denominato "Cà del Brini" e trattasi di fabbricati un po’ staccati dall’altra parte del paese. Appartengono al ’700 e sono costruzioni tipiche aventi funzione agricola. Il palazzo aveva ed ha due colonne in granito, scolpite a mano, che reggono tre archi.

Per accedere al portico, c’è ancora una gradinata ad acciottolato; la parte centrale è stata cementata dal "Gabia de Cìus" noto artigiano, verso il 1950. Le scale sono di sasso, molto larghe: ci si passava - fin verso il 1960 - coi fasci di fieno per andare alla cascina che si trovava nei locali superiori. Oltre il portico c’era l’entrata alla sala maggiore; sulla destra, all’estremità delle scale, c’era un corridoio che portava alla scuderia. Nel sottoscala di questo corridoio c’era il forno per cuocere il pane per uso della famiglia, venuto alla luce durante i lavori del 1980. Tale forno era situato in una parte dei vasti locali della cucina.

Dalla strada, attraverso il cortile, la gradinata,
il portico, arrivava la carrozza del Brini con pariglia. Si ricordano le imposte alle finestre in legno pregiato e la lavanderia. L’acqua veniva attinta dal "funtanén" (in via Testori, chiuso, purtroppo nel 1955, quando è stato messo in opera l’acquedotto). Ai piani superiori c’erano quattro vasti ambienti adibiti a camere e a sale varie. La famiglia Brini possedeva molte terre a Garlate, a Chiuso  e a Maggianico. Verso il principio del ‘800 si trasferì a Castello di Lecco, conservando la proprietà del complesso. La casa è stata poi abitata dalla famiglia Maggi di cui non si conosce con precisione la provenienza.

Dietro la "Cà de la Maria" c’era un campo di circa 100mq detto la "marunera"; un campo dove il padrone, acquistate piantine di gelso ("murón"), alte circa 30cm, le metteva in vivaio e le faceva coltivare. La Corte è stata ristrutturata negli anni ’80.